Skyphos acromo con dedica a Diòniso

29 ottobre 2021 29 ottobre 2021

Lo skyphos è un vaso potorio (recipiente usato per bere) di forma troncoconica; ha l’orlo diritto, le pareti a profilo leggermente arrotondato, un basso piede ad anello e due corte ansette verticali.
La sua diffusione nei contesti funerari è estremamente ampia.
Il nostro esemplare, invece, aveva destinazione votiva(che si riferisce a un voto); fa parte di un gruppo di 7 skyphoi che presentano le stesso caratteristiche.
Trovati in frammenti, non sono di fattura eccellente.
Il nostro esemplare è verniciato sia all’interno che all’esterno del vaso con una superficie di colore tendente al bruno, poco omogenea (indice di una cottura non ottimale), solo una fascia tra la fine della parte e il piede si presenta risparmiata, ovvero senza vernice. Le anse sono verniciate in nero.
La caratteristica di questo reperto è la presenza di un’iscrizione votiva(che si riferisce a un voto) che corre lungo tutto il diametro del vaso subito sotto le anse. Il testo epigrafico, che presenta delle lacune, è tuttavia ben leggibile: reca in greco la scritta “sacra a Dioniso”, riferita ovviamente al contenitore su cui è tracciata.
I caratteri delle lettere e la forma del vaso indicano una datazione nella seconda metà del IV secolo a.C., cioè fra l’anno 350 e il 300 a.C.

Il culto di Diòniso: le offerte
I sette skyphoi furono trovati a fine Ottocento e pubblicati dal Viola nel 1888. La notizia degli scavi parla genericamente di un luogo “a poca distanza dal Borgo tarantino”, che in quegli anni si andava sviluppando ed espandendo verso Oriente, in occasione dello sterro di un pozzo in proprietà privata insieme a molti vasi rustici (acromi) e a vernice nera.
Esemplari molto simili, privi però del piede,furono ritrovati in,Contrada Montedoro, via Anfiteatro, nel 1891, nel tratto compreso fra via Acclavio e via Berardi.
Qui furono rinvenuti anche alcuni elementi architettonici pertinenti ad un pronao a quattro colonne con capitelli di ordine ionico, oltre a un frammento di statua femminile in càrparo stuccato identificato come acroterio (decorazione architettonica posta sopra il tetto).
La pertinenza degli skyphoi con dedica a questa area sacra appare dunque probabile e probante ad identificare in Diòniso la divinità alla quale il sacello era dedicato.

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